martedì 23 ottobre 2012
mercoledì 26 settembre 2012
lunedì 3 settembre 2012
giovedì 2 agosto 2012
Ma sai quelle belle giornate dimmèrda?
...di quelle in cui tante piccole e grandi cose riescono ad andare TUTTE male, fin nei minimi dettagli. Ma infatti mo' me ne vado a letto, ché pure 'sta giornata la semo quasi tramortita.
lunedì 30 luglio 2012
lunedì 23 luglio 2012
domenica 22 luglio 2012
venerdì 20 luglio 2012
sabato 14 luglio 2012
Zecche
Ogni tanto su Facebook salta fuori lo status della zecca di turno.
Ora, per chi non fosse di Roma o dintorni, la cosiddetta "zecca" è il giovine di sinistra di ottima famiglia, che sente il dovere di nascondere come la peggiore delle colpe il proprio status di borghese. La zecca in genere la riconosci dal fatto che indossi pantaloni accuratamente trasandati, in genere di marca e molto costosi, muniti di tagli e logorii in punti in cui il normale uso dell'indumento giammai provoca usura. Su di essi una t-shirt ironica e soprattutto una bella kefia, che non ci sta mai male, con la spilletta di Emergency, quella dei Sex Pistols Anzi No Di Sid Vicious, quella "punk is not dead" con il "not" sbarrato.
Essa - la zecca - ha come trademark lo snobbismo elitarista più feroce; ascolta solo band dai nomi impronunciabili, il cui bacino d'utenza diviene inversamente proporzionale al valore. Non a caso, nel momento in cui il gruppo supera i 99 "fan" sui social network, la zecca decide che "oramai se so sputtanati; li ascoltano cani e porci: erano molto meglio nella musicassetta-EP di debutto "I'm too cool to care". Sai è un bootleg registrato in una cantina presa in affitto a Poggiardo Appula...".
La zecca pratica capoeira e femminismo radicale; veganesimo e ciclismo urbano ad ogni costo (ma com'è bello andare in bici da piazzale delle province a Porta Pia, in salita, inalando un quantitativo di gas di scarico pari alla totalità dei suicidii tramite medesimo dal 1955 ai giorni nostri) offendendo involontariamente ciascuna delle comunità a cui aderisce.
Conosco sinceri appassionati di yoga che mi narrano con disprezzo le gesta della/e zecca/e di turno nel proprio corso; oppure ciclisti che lo stesso tragitto sopracitato lo percorrono tramite le viuzze interne, costeggiando parchi e giardini e respirando - nei limiti del possibile - aria buona.
Su Facebook la zecca si scatena. Uno direbbe su Twitter, ma no.
Nella panacea del network sociale trova l'espressione formalmente più alta del proprio personalissimo onanismo. Infatti su Facebook ti si chiede di diventare amici e la vera zecca non rifiuta, ma ignora. Su FB può finalmente dare addosso a governo, genitori (zecchetta che vive ancora coi suoi), polizia (per l'esattezza "le guardie"), moda/e di qualsiasi tipo (con enorme ipocrisia, peraltro) e quant'altro.
Ma il bello della tecnologia, dei computer in particolare è quel candore con cui si limita a registrare l'informazione per mostrarla poi in maniera ordinata. E quindi ti ritrovi a leggere qualche sproloquio di Mario Zecca che scrive di quanto gli:
"stanno sul cazzo sti borghesi dimmerda!!!!!!! Bastardi figli di papà che non sapete cosa vuol dire lavorare e seguite solo quello che vi mette in testa la televisione questa scatola piena di merda. Siete solo buoni a comprare e accumulare, seguendo le mode come pecoroni!!!!"
E tu vorresti commentare; vorresti dire a Mario di usarla, una cazzo di virgola ogni tanto e che i punti esclamativi a mazzi non rendono più efficace il messaggio... ma poi leggi fino in fondo e le informazioni di pubblicazione - ordinatamente accodate dalla macchina - diventano tutt'uno col post e gli danno un senso nuovo, ironico, che non può non strapparti una risata.
"...Siete solo buoni a comprare e accumulare, seguendo le mode come pecoroni!!!!". Pubblicato da iPhone.
Ora, per chi non fosse di Roma o dintorni, la cosiddetta "zecca" è il giovine di sinistra di ottima famiglia, che sente il dovere di nascondere come la peggiore delle colpe il proprio status di borghese. La zecca in genere la riconosci dal fatto che indossi pantaloni accuratamente trasandati, in genere di marca e molto costosi, muniti di tagli e logorii in punti in cui il normale uso dell'indumento giammai provoca usura. Su di essi una t-shirt ironica e soprattutto una bella kefia, che non ci sta mai male, con la spilletta di Emergency, quella dei Sex Pistols Anzi No Di Sid Vicious, quella "punk is not dead" con il "not" sbarrato.
Essa - la zecca - ha come trademark lo snobbismo elitarista più feroce; ascolta solo band dai nomi impronunciabili, il cui bacino d'utenza diviene inversamente proporzionale al valore. Non a caso, nel momento in cui il gruppo supera i 99 "fan" sui social network, la zecca decide che "oramai se so sputtanati; li ascoltano cani e porci: erano molto meglio nella musicassetta-EP di debutto "I'm too cool to care". Sai è un bootleg registrato in una cantina presa in affitto a Poggiardo Appula...".
La zecca pratica capoeira e femminismo radicale; veganesimo e ciclismo urbano ad ogni costo (ma com'è bello andare in bici da piazzale delle province a Porta Pia, in salita, inalando un quantitativo di gas di scarico pari alla totalità dei suicidii tramite medesimo dal 1955 ai giorni nostri) offendendo involontariamente ciascuna delle comunità a cui aderisce.
Conosco sinceri appassionati di yoga che mi narrano con disprezzo le gesta della/e zecca/e di turno nel proprio corso; oppure ciclisti che lo stesso tragitto sopracitato lo percorrono tramite le viuzze interne, costeggiando parchi e giardini e respirando - nei limiti del possibile - aria buona.
Su Facebook la zecca si scatena. Uno direbbe su Twitter, ma no.
Nella panacea del network sociale trova l'espressione formalmente più alta del proprio personalissimo onanismo. Infatti su Facebook ti si chiede di diventare amici e la vera zecca non rifiuta, ma ignora. Su FB può finalmente dare addosso a governo, genitori (zecchetta che vive ancora coi suoi), polizia (per l'esattezza "le guardie"), moda/e di qualsiasi tipo (con enorme ipocrisia, peraltro) e quant'altro.
Ma il bello della tecnologia, dei computer in particolare è quel candore con cui si limita a registrare l'informazione per mostrarla poi in maniera ordinata. E quindi ti ritrovi a leggere qualche sproloquio di Mario Zecca che scrive di quanto gli:
"stanno sul cazzo sti borghesi dimmerda!!!!!!! Bastardi figli di papà che non sapete cosa vuol dire lavorare e seguite solo quello che vi mette in testa la televisione questa scatola piena di merda. Siete solo buoni a comprare e accumulare, seguendo le mode come pecoroni!!!!"
E tu vorresti commentare; vorresti dire a Mario di usarla, una cazzo di virgola ogni tanto e che i punti esclamativi a mazzi non rendono più efficace il messaggio... ma poi leggi fino in fondo e le informazioni di pubblicazione - ordinatamente accodate dalla macchina - diventano tutt'uno col post e gli danno un senso nuovo, ironico, che non può non strapparti una risata.
"...Siete solo buoni a comprare e accumulare, seguendo le mode come pecoroni!!!!". Pubblicato da iPhone.
mercoledì 13 giugno 2012
You know the change will do you good (sweat's running down your back)
Poi mi devo sentir dire: "se ti senti poco bene, devi ascoltare il tuo corpo, muscolo per muscolo, singolarmente. E' come una sinfonia in cui ogni parte ha il suo ruolo".
C'è un piccolo problema: il mio corpo al momento è una specie di fabbrica in cui batterie di flex segano lamine di metallo, stridendo a frequenze così alte da spaccarti i timpani e farti gelare il sangue nelle vene.
Il mio corpo produce un frastuono assordante, che dà i brividi lungo la schiena. C'è poco da apprezzare la melodia. E' un rumore terrificante.
Fottuti hippie. Vi detesto.
lunedì 4 giugno 2012
lunedì 23 aprile 2012
Obsolescèzza è mezza bellezza
Forse nell'era del social networking questo posto non ha più tanta ragione di esistere. Ai posteri l'ardua sentenza.
lunedì 12 marzo 2012
Mi arrendo...
"Io vivo sulla lama. Mi commuovo nei bassifondi. Parlo con i ricercati
dello Stato. Brigo. Mi procuro e dilapido milioni. Poi rischio, mi
struggo, mi umilio. Poi mi arrendo. Mi arrendo... Poi mi faccio, e tutto
torna bello, più splendente di prima. L'alternativa è la birreria, il
lavoro, il risparmio, il normale sfaldarsi del corpo. Il simpatico,
l'antipatica. Lo scemo naturale, due più due fa quattro, e sveglia alle
otto! Due palle anche lì, peggio di qua. Ma vuoi mettere risorgere?"
mercoledì 22 febbraio 2012
mercoledì 8 febbraio 2012
domenica 5 febbraio 2012
Una umanità meravigliosa
[squillo di telefono, scatta la segreteria]
Ciao Sophie, sono io, Sebastian. Se sei lì, ti prego, rispondi...
Ok, diciamo allora che non ci sei. Mi è successa una cosa, proprio ora. Dieci minuti fa, neanche, e volevo raccontartela...
Ok, diciamo allora che non ci sei. Mi è successa una cosa, proprio ora. Dieci minuti fa, neanche, e volevo raccontartela...
[Sebastian sospira, accettando suo malgrado di confidarsi con una macchina]
... spero solo che questo affare non stacchi sul più bello. Comunque, dicevo...
Stavo tornando a casa - qui è tutto un manto di neve - e le strade sono ghiacciate. Sono passato accanto ad una di quelle cabine per le fototessere, hai presente? una di quelle grottesche scatole di plastica e metallo con su stampato il tizio col papillon rosso e la camicia a righe, che mostra sorridente la patente. Ha una tendina blu per porta e dentro lo sgabellino regolabile che gira su se stesso.
Da dietro la tendina ho visto spuntare due gambe, magre, avvizzite, in pantaloni lerci, corti e scarpe sfondate. Era un'immagine forte, a suo modo... o magari era l'aria gelida a darle maggiore impatto. Non saprei dire.
Sono salito su a casa e non riuscivo a non pensarci. Quella immagine era una scheggia conficcata nella testa (o come dici sempre tu: un sassolino nella scarpa), sicché sono andato a prendere una coperta di pile che da troppo tempo prendeva polvere, inutilizzata e sono tornato giù.
Ho "bussato" alla cabina e dentro c'era una vecchia, stretta in un abbraccio irrigidito con se stessa, vestita troppo leggera per questo cazzo di clima; mi guardava spaventata.
Senza dire una parola le ho porto la coperta, ma lei non la prendeva e allora ho parlato:
"Fa freddo. Prendi. Ti devi coprire..." e lei ha risposto spaventata "NO!".
Balbettava un "no" dopo l'altro, ripetuto ed ossessivo. Ho avuto la netta impressione che non fosse proprio a posto, ma non volevo che si agitasse e perciò non ho insistito. Ho poggiato la coperta subito fuori dalla cabina dicendole che la lasciavo lì mentre lei ripeteva ancora "no, no... io... no" e sono andato via.
Ebbene questa cosa mi ha fatto star male. E ancora ci sto pensando, sai? Fa un cazzo di freddo; ha ricominciato a nevicare...
Ho sbagliato le parole, Sophie? I modi? Tu dici sempre che li sbaglio, i modi... e per quel che riguarda le parole, beh, tu mi conosci: lo sai che sono in grado di fottermi il cervello a furia di cercarle, le "parole giuste". Avrei dovuto pregarla di accettare la coperta?
So cosa stai pensando... anche io all'inizio mi sono detto "non la vuole perché non vuole elemosina" ma poi ho incrociato quel suo sguardo e la sensazione che ne ho tratto era che lei davvero non volesse la coperta. Da nessuno.
Mentre andavo via però, "sconfitto" giravo l'angolo della via di casa e pensavo che se avesse accettato con un sorriso, mi sarei sentito buono, bravo, migliore e ho pensato che sarebbe stato molto "caritatevole". Una bontà da manuale, ecco, sì.
Una elemosina forse non ipocrita, ma che sembrava ipocrita ed ho sentito - per un solo momento, breve, netto - che il suo rifiuto aveva reso l'umanità meravigliosa. Più reale del "vero", che spesso sembra stupido.
Ma è stato un istante. Tanto breve da riuscire a stento a farne un ricordo.
Ora ti devo salutare, ché non ho più gettoni. Un alibi d'acciaio per chiudere una telefonata e tornare con la mente a quella stupida cabina.
A quella stupida vecchia, che è riuscita a farmi sentire per un istante così euforico e per una notte intera così triste.
Buonanotte, amore mio.
[la cornetta riagganciata piano, schermo nero, rumore di gettoni scaricati nella cabina telefonica misti a passi che si allontanano spaccando ghiaccio e pressando neve]
Ma è stato un istante. Tanto breve da riuscire a stento a farne un ricordo.
Ora ti devo salutare, ché non ho più gettoni. Un alibi d'acciaio per chiudere una telefonata e tornare con la mente a quella stupida cabina.
A quella stupida vecchia, che è riuscita a farmi sentire per un istante così euforico e per una notte intera così triste.
Buonanotte, amore mio.
[la cornetta riagganciata piano, schermo nero, rumore di gettoni scaricati nella cabina telefonica misti a passi che si allontanano spaccando ghiaccio e pressando neve]
Resto immobile se questo crea maggior disordine
Labile il tuo segno su di me
Non m'impressiona certo il tuo silenzio - che ormai è tipico
Cambio pelle se l'alternativa poi è soccombere
Resto immobile se questo crea maggior disordine
Un ritmo di meccaniche ci porta
Dove si è raggelato il mio sentire
Un ritmo di meccaniche ci porta
Si dissolve quando è l'ora di andare
Lento il tuo respiro adesso che
Non c'è coraggio ormai per te da compromettere
Muoversi non è la soluzione al mio disordine
Cambia il tempo a cui vuoi corrispondere
Un ritmo di meccaniche ci porta
Ma il giorno non ha più niente da dire
Un ritmo di meccaniche ci porta
Rabbioso oppiaceo da addomesticare
Non m'impressiona certo il tuo silenzio - che ormai è tipico
Cambio pelle se l'alternativa poi è soccombere
Resto immobile se questo crea maggior disordine
Un ritmo di meccaniche ci porta
Dove si è raggelato il mio sentire
Un ritmo di meccaniche ci porta
Si dissolve quando è l'ora di andare
Lento il tuo respiro adesso che
Non c'è coraggio ormai per te da compromettere
Muoversi non è la soluzione al mio disordine
Cambia il tempo a cui vuoi corrispondere
Un ritmo di meccaniche ci porta
Ma il giorno non ha più niente da dire
Un ritmo di meccaniche ci porta
Rabbioso oppiaceo da addomesticare
martedì 31 gennaio 2012
Li mejo botti
Che poi uno non direbbe, ma i botti che sto a fa di recente - lavorativamente - entrano tranquillamente nella "Top 5 dei mejo botti che ho fatto lavorativamente".
Sto lavorando come una merda, tutti i giorni, sette alla settimana e confesso di avere comunque qualche difficoltà a "fare tutti contenti", ma proseguo e va bene così.
Sto lavorando come una merda, tutti i giorni, sette alla settimana e confesso di avere comunque qualche difficoltà a "fare tutti contenti", ma proseguo e va bene così.
martedì 24 gennaio 2012
You ain't nothing but a hound dog
Nel 1952 Willie Mae (detta "Big Mama") Thornton incideva per l'etichetta Peakock Records un 45 giri con la canzone "Hound dog", successivamente resa celeberrima da un giovanotto dalla pelle decisamente più pallida di quella di Big Mama e dalle movenze più ammiccanti.
Originariamente composta da due musicisti ebrei (Jerry Leiber e Mike Stoller)
La versione di Willie Mae resta un ascolto molto interessante per capire l'evoluzione del brano. Spassatevela.
giovedì 19 gennaio 2012
Iscriviti a:
Post (Atom)





