[squillo di telefono, scatta la segreteria]
Ciao Sophie, sono io, Sebastian. Se sei lì, ti prego, rispondi...
Ok, diciamo allora che non ci sei. Mi è successa una cosa, proprio ora. Dieci minuti fa, neanche, e volevo raccontartela...
[Sebastian sospira, accettando suo malgrado di confidarsi con una macchina]
... spero solo che questo affare non stacchi sul più bello. Comunque, dicevo...
Stavo tornando a casa - qui è tutto un manto di neve - e le strade sono ghiacciate. Sono passato accanto ad una di quelle cabine per le fototessere, hai presente? una di quelle grottesche scatole di plastica e metallo con su stampato il tizio col papillon rosso e la camicia a righe, che mostra sorridente la patente. Ha una tendina blu per porta e dentro lo sgabellino regolabile che gira su se stesso.
Da dietro la tendina ho visto spuntare due gambe, magre, avvizzite, in pantaloni lerci, corti e scarpe sfondate. Era un'immagine forte, a suo modo... o magari era l'aria gelida a darle maggiore impatto. Non saprei dire.
Sono salito su a casa e non riuscivo a non pensarci. Quella immagine era una scheggia conficcata nella testa (o come dici sempre tu: un sassolino nella scarpa), sicché sono andato a prendere una coperta di pile che da troppo tempo prendeva polvere, inutilizzata e sono tornato giù.
Ho "bussato" alla cabina e dentro c'era una vecchia, stretta in un abbraccio irrigidito con se stessa, vestita troppo leggera per questo cazzo di clima; mi guardava spaventata.
Senza dire una parola le ho porto la coperta, ma lei non la prendeva e allora ho parlato:
"Fa freddo. Prendi. Ti devi coprire..." e lei ha risposto spaventata "NO!".
Balbettava un "no" dopo l'altro, ripetuto ed ossessivo. Ho avuto la netta impressione che non fosse proprio a posto, ma non volevo che si agitasse e perciò non ho insistito. Ho poggiato la coperta subito fuori dalla cabina dicendole che la lasciavo lì mentre lei ripeteva ancora "no, no... io... no" e sono andato via.
Ebbene questa cosa mi ha fatto star male. E ancora ci sto pensando, sai? Fa un cazzo di freddo; ha ricominciato a nevicare...
Ho sbagliato le parole, Sophie? I modi? Tu dici sempre che li sbaglio, i modi... e per quel che riguarda le parole, beh, tu mi conosci: lo sai che sono in grado di fottermi il cervello a furia di cercarle, le "parole giuste". Avrei dovuto pregarla di accettare la coperta?
So cosa stai pensando... anche io all'inizio mi sono detto "non la vuole perché non vuole elemosina" ma poi ho incrociato quel suo sguardo e la sensazione che ne ho tratto era che lei davvero non volesse la coperta. Da nessuno.
Mentre andavo via però, "sconfitto" giravo l'angolo della via di casa e pensavo che se avesse accettato con un sorriso, mi sarei sentito buono, bravo, migliore e ho pensato che sarebbe stato molto "caritatevole". Una bontà da manuale, ecco, sì.
Una elemosina forse non ipocrita, ma che sembrava ipocrita ed ho sentito - per un solo momento, breve, netto - che il suo rifiuto aveva reso l'umanità meravigliosa. Più reale del "vero", che spesso sembra stupido.
Ma è stato un istante. Tanto breve da riuscire a stento a farne un ricordo.
Ora ti devo salutare, ché non ho più gettoni. Un alibi d'acciaio per chiudere una telefonata e tornare con la mente a quella stupida cabina.
A quella stupida vecchia, che è riuscita a farmi sentire per un istante così euforico e per una notte intera così triste.
Buonanotte, amore mio.
[la cornetta riagganciata piano, schermo nero, rumore di gettoni scaricati nella cabina telefonica misti a passi che si allontanano spaccando ghiaccio e pressando neve]