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mercoledì 26 settembre 2012
sabato 14 luglio 2012
Zecche
Ogni tanto su Facebook salta fuori lo status della zecca di turno.
Ora, per chi non fosse di Roma o dintorni, la cosiddetta "zecca" è il giovine di sinistra di ottima famiglia, che sente il dovere di nascondere come la peggiore delle colpe il proprio status di borghese. La zecca in genere la riconosci dal fatto che indossi pantaloni accuratamente trasandati, in genere di marca e molto costosi, muniti di tagli e logorii in punti in cui il normale uso dell'indumento giammai provoca usura. Su di essi una t-shirt ironica e soprattutto una bella kefia, che non ci sta mai male, con la spilletta di Emergency, quella dei Sex Pistols Anzi No Di Sid Vicious, quella "punk is not dead" con il "not" sbarrato.
Essa - la zecca - ha come trademark lo snobbismo elitarista più feroce; ascolta solo band dai nomi impronunciabili, il cui bacino d'utenza diviene inversamente proporzionale al valore. Non a caso, nel momento in cui il gruppo supera i 99 "fan" sui social network, la zecca decide che "oramai se so sputtanati; li ascoltano cani e porci: erano molto meglio nella musicassetta-EP di debutto "I'm too cool to care". Sai è un bootleg registrato in una cantina presa in affitto a Poggiardo Appula...".
La zecca pratica capoeira e femminismo radicale; veganesimo e ciclismo urbano ad ogni costo (ma com'è bello andare in bici da piazzale delle province a Porta Pia, in salita, inalando un quantitativo di gas di scarico pari alla totalità dei suicidii tramite medesimo dal 1955 ai giorni nostri) offendendo involontariamente ciascuna delle comunità a cui aderisce.
Conosco sinceri appassionati di yoga che mi narrano con disprezzo le gesta della/e zecca/e di turno nel proprio corso; oppure ciclisti che lo stesso tragitto sopracitato lo percorrono tramite le viuzze interne, costeggiando parchi e giardini e respirando - nei limiti del possibile - aria buona.
Su Facebook la zecca si scatena. Uno direbbe su Twitter, ma no.
Nella panacea del network sociale trova l'espressione formalmente più alta del proprio personalissimo onanismo. Infatti su Facebook ti si chiede di diventare amici e la vera zecca non rifiuta, ma ignora. Su FB può finalmente dare addosso a governo, genitori (zecchetta che vive ancora coi suoi), polizia (per l'esattezza "le guardie"), moda/e di qualsiasi tipo (con enorme ipocrisia, peraltro) e quant'altro.
Ma il bello della tecnologia, dei computer in particolare è quel candore con cui si limita a registrare l'informazione per mostrarla poi in maniera ordinata. E quindi ti ritrovi a leggere qualche sproloquio di Mario Zecca che scrive di quanto gli:
"stanno sul cazzo sti borghesi dimmerda!!!!!!! Bastardi figli di papà che non sapete cosa vuol dire lavorare e seguite solo quello che vi mette in testa la televisione questa scatola piena di merda. Siete solo buoni a comprare e accumulare, seguendo le mode come pecoroni!!!!"
E tu vorresti commentare; vorresti dire a Mario di usarla, una cazzo di virgola ogni tanto e che i punti esclamativi a mazzi non rendono più efficace il messaggio... ma poi leggi fino in fondo e le informazioni di pubblicazione - ordinatamente accodate dalla macchina - diventano tutt'uno col post e gli danno un senso nuovo, ironico, che non può non strapparti una risata.
"...Siete solo buoni a comprare e accumulare, seguendo le mode come pecoroni!!!!". Pubblicato da iPhone.
Ora, per chi non fosse di Roma o dintorni, la cosiddetta "zecca" è il giovine di sinistra di ottima famiglia, che sente il dovere di nascondere come la peggiore delle colpe il proprio status di borghese. La zecca in genere la riconosci dal fatto che indossi pantaloni accuratamente trasandati, in genere di marca e molto costosi, muniti di tagli e logorii in punti in cui il normale uso dell'indumento giammai provoca usura. Su di essi una t-shirt ironica e soprattutto una bella kefia, che non ci sta mai male, con la spilletta di Emergency, quella dei Sex Pistols Anzi No Di Sid Vicious, quella "punk is not dead" con il "not" sbarrato.
Essa - la zecca - ha come trademark lo snobbismo elitarista più feroce; ascolta solo band dai nomi impronunciabili, il cui bacino d'utenza diviene inversamente proporzionale al valore. Non a caso, nel momento in cui il gruppo supera i 99 "fan" sui social network, la zecca decide che "oramai se so sputtanati; li ascoltano cani e porci: erano molto meglio nella musicassetta-EP di debutto "I'm too cool to care". Sai è un bootleg registrato in una cantina presa in affitto a Poggiardo Appula...".
La zecca pratica capoeira e femminismo radicale; veganesimo e ciclismo urbano ad ogni costo (ma com'è bello andare in bici da piazzale delle province a Porta Pia, in salita, inalando un quantitativo di gas di scarico pari alla totalità dei suicidii tramite medesimo dal 1955 ai giorni nostri) offendendo involontariamente ciascuna delle comunità a cui aderisce.
Conosco sinceri appassionati di yoga che mi narrano con disprezzo le gesta della/e zecca/e di turno nel proprio corso; oppure ciclisti che lo stesso tragitto sopracitato lo percorrono tramite le viuzze interne, costeggiando parchi e giardini e respirando - nei limiti del possibile - aria buona.
Su Facebook la zecca si scatena. Uno direbbe su Twitter, ma no.
Nella panacea del network sociale trova l'espressione formalmente più alta del proprio personalissimo onanismo. Infatti su Facebook ti si chiede di diventare amici e la vera zecca non rifiuta, ma ignora. Su FB può finalmente dare addosso a governo, genitori (zecchetta che vive ancora coi suoi), polizia (per l'esattezza "le guardie"), moda/e di qualsiasi tipo (con enorme ipocrisia, peraltro) e quant'altro.
Ma il bello della tecnologia, dei computer in particolare è quel candore con cui si limita a registrare l'informazione per mostrarla poi in maniera ordinata. E quindi ti ritrovi a leggere qualche sproloquio di Mario Zecca che scrive di quanto gli:
"stanno sul cazzo sti borghesi dimmerda!!!!!!! Bastardi figli di papà che non sapete cosa vuol dire lavorare e seguite solo quello che vi mette in testa la televisione questa scatola piena di merda. Siete solo buoni a comprare e accumulare, seguendo le mode come pecoroni!!!!"
E tu vorresti commentare; vorresti dire a Mario di usarla, una cazzo di virgola ogni tanto e che i punti esclamativi a mazzi non rendono più efficace il messaggio... ma poi leggi fino in fondo e le informazioni di pubblicazione - ordinatamente accodate dalla macchina - diventano tutt'uno col post e gli danno un senso nuovo, ironico, che non può non strapparti una risata.
"...Siete solo buoni a comprare e accumulare, seguendo le mode come pecoroni!!!!". Pubblicato da iPhone.
lunedì 12 marzo 2012
Mi arrendo...
"Io vivo sulla lama. Mi commuovo nei bassifondi. Parlo con i ricercati
dello Stato. Brigo. Mi procuro e dilapido milioni. Poi rischio, mi
struggo, mi umilio. Poi mi arrendo. Mi arrendo... Poi mi faccio, e tutto
torna bello, più splendente di prima. L'alternativa è la birreria, il
lavoro, il risparmio, il normale sfaldarsi del corpo. Il simpatico,
l'antipatica. Lo scemo naturale, due più due fa quattro, e sveglia alle
otto! Due palle anche lì, peggio di qua. Ma vuoi mettere risorgere?"
sabato 7 gennaio 2012
venerdì 30 dicembre 2011
E diciamoci 'basta'!
Questa chicca salta fuori dalla pagina di Facebook dei Cake (il gruppo musicale). Complimenti! :)
venerdì 23 dicembre 2011
martedì 6 dicembre 2011
...those struggling against addictions (to all of them)
My body is a cage that keeps me from dancing with the one I love
But my mind holds the key
I'm standing on a stage of fear and self-doubt
It's a hollow play, but they'll clap anyway
You're standing next to me
My mind holds the key
I'm living in an age that calls darkness light
Though my language is dead, still the shapes fill my head...
Though my language is dead, still the shapes fill my head...
...an age whose name I don't know
Though the fear keeps me moving, still my heart beats so slow
Though the fear keeps me moving, still my heart beats so slow
My body is a cage
We take what we're given; just because you've forgotten, that don't mean you're forgiven
We take what we're given; just because you've forgotten, that don't mean you're forgiven
I'm living in an age that screams my name at night, but when I get to the doorway there's no one in sight...
...an age that laughs when I'm dancing with the one I love
But my mind holds the key
domenica 4 dicembre 2011
sabato 26 novembre 2011
Tempo e perdono
"Il nostro mondo, basato su rapporti di causa ed effetto, ci ha insegnato ad essere avari di perdono, perché perdonare ci espone al rischio di soffrire. Ma se abbiamo imparato dai nostri errori, se ci hanno fatto diventare migliori, non dovremmo essere premiati per questo, piuttosto che puniti?
Tim e la Principessa passeggiano nel giardino del castello. Ridono insieme, inventando nomi per gli uccelli colorati. Gli errori dell'uno sono nascosti all'altro, al sicuro tra le pieghe del tempo"
da Braid, mondo 2, videata introduttiva
sabato 12 novembre 2011
Necessità, virtù, disagi
Attraverso il Gruppo ics potete veicolare le vostre necessità, impellenze, messaggi.Attraverso il Gruppo ics potete veicolare le vostre virtù, disagi, idee, le vostre fantasie, verità, maledizioni.
Fate di necessità virtù e della virtù fate disagio.Noi siamo il vostro vettore.
giovedì 3 novembre 2011
domenica 30 ottobre 2011
venerdì 21 ottobre 2011
sabato 15 ottobre 2011
Ella in Berlin - Lorelei
Wow... che testo.
Back in the days of knights in armor
There once lived a lovely charmer
Swimming in the rhine
Her figure was divine
She had a yen for all the sailors
Fishermen and gobs and whalers
She had a most immoral eye
They called her lorelei
She created quite a stir
And I want to be like her
I want to be like that gal on the river
Who sang her song to the ships passing by
She had the goods and how she could deliver
The lorelei
She used to love in a strange kind of fashion
With lots of hey-ho-de-ho-hi-de-hi
And I can guarantee I’m full of passion
Like the lorelei
I’m treacherous, yeah-yeah
Oh, I just can’t hold myself in check
I’m lecherous, yeah-yeah
I want to bite my initials on a sailor’s neck
Each affair has a kick and a wallop
For what they crave, I can always supply
I want to be just like that other trollop
The lorelei
I want to be just like that other trollop
The lorelei
"Lorelei" - Ella Fitzgerald - Mack the knife, Ella in Berlin
mercoledì 12 ottobre 2011
Causa ed effetto
A volte assisto ad uno stravolgimento della relazione tra causa ed effetto. Vedo persone beatificare la causa, che diventa l'unico, ultimo fine, arrivando ad ignorare l'effetto quasi come se fosse solo una manifestazione accessoria.
Saper descrivere i propri dolori, conoscerli e dare loro forma con le parole sarebbe inutile, se non si arriva alla causa, per poterne tagliare di netto le radici e liberarsi.
Puttanate: l'effetto è la voce della causa; ne è il vero motore, la vera opportunità.
"Piangiamo per il lamento di un uccello, ma non per il sangue di un pesce. Beati coloro i quali hanno voce."
giovedì 6 ottobre 2011
Paranoid android
- Now the world has gone to bed
- Darkness won't engulf my head
- I can see by infra-red
- How I hate the night
- Now I lay me down to sleep
- Try to count electric sheep
- Sweet dream wishes you can keep
- How I hate the night
- ["How I hate the night" - Marvin, the paranoid android - The hitchiker's guide to the galaxy]
sabato 14 maggio 2011
La nostalgia
Molto spesso la nostalgia è come una vecchia battona sfatta che ha azzeccato il vestito giusto e ti sembra bella solo perché la guardi da lontano
(F.Carbone)
martedì 10 maggio 2011
Reflex
![]() |
| (Disegni e colori di Andrea Pazienza) |
Quel senso di affinità - comunione alle volte - che si prova nei confronti di un artista, può essere una strana sensazione: proietta inevitabilmente degli esiti; innesca riflessioni. Mischia l'emozione tipica dei legami forti con - un po' dimessa - la paura di scivolare su passi altrui, quand'anche non dovessero appartenerci per toni, luci, suoni.
sabato 7 maggio 2011
Il bello della musica è questo: che nessuno può portartela via
Il corpo freme / la mente viaggia / ma nulla teme / di vita ràggia
Composta da Alexandre Desplat per la colonna sonora di "The king's speech"
Composta da Alexandre Desplat per la colonna sonora di "The king's speech"
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